Zinco: fonti, forme e scelta dell’integratore
Risposta breve
Lo zinco si trova negli alimenti di origine animale (carne, frutti di mare, latticini) e vegetale (frutta a guscio, semi, legumi, cereali integrali e verdure a foglia). Negli integratori, le forme più comuni sono i peptidi chelanti (ZCP) e il chelato zinco-l-carnosina.
Fatti rapidi
- Nel corpo di un adulto sono presenti circa 2‑3 g di zinco https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42645799/ .
- Lo zinco degli alimenti vegetali ha una biodisponibilità inferiore a causa dei fitati https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42581029/ .
- I peptidi chelanti lo zinco (ZCP) mostrano una maggiore stabilità nel tratto gastrointestinale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42588032/ .
- Lo zinco-l-carnosina non si dissolve rapidamente in condizioni gastriche e richiede ulteriori studi sulla biodisponibilità https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42317619/ .

Che cos’è lo zinco e in quali alimenti si trova
Lo zinco (Zn) è un oligoelemento essenziale che svolge un ruolo chiave in numerosi processi fisiologici, tra cui la regolazione del sistema immunitario, la sopravvivenza cellulare, il funzionamento del sistema nervoso e l’eritropoiesi https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42645799/. Nel corpo di un adulto sono presenti circa 2‑3 g di questo elemento, necessario per il corretto funzionamento di centinaia di enzimi.
Le fonti naturali di zinco nella dieta si possono suddividere in alimenti di origine animale e vegetale. Tra le fonti animali più ricche figurano:
- carne rossa (manzo, agnello), pollame e frattaglie (per esempio, fegato),
- frutti di mare, in particolare ostriche, cozze e gamberi,
- latticini: formaggio, formaggio fresco, latte.
Gli alimenti vegetali apportano zinco in quantità inferiori, ma sono importanti nelle diete a base vegetale. Tra i principali si annoverano:
- frutta a guscio e semi: semi di zucca, semi di girasole, anacardi, mandorle,
- legumi: lenticchie, ceci, fagioli,
- cereali integrali: fiocchi d’avena, orzo, quinoa,
- verdure a foglia: spinaci, cavolo riccio.
La biodisponibilità dello zinco dagli alimenti vegetali può essere inferiore rispetto a quella dagli alimenti di origine animale, a causa della presenza di composti leganti, come i fitati, che formano complessi insolubili con i minerali https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42581029/. Studi in vitro che utilizzano il protocollo INFOGEST mostrano che la matrice alimentare influisce significativamente sul grado di rilascio e assorbimento dello zinco, rendendo difficile stimarne con precisione la disponibilità nella dieta vegetale.
Tuttavia, la loro efficacia richiede ulteriori convalide cliniche.
Una delle nuove fonti di zinco oggetto di valutazione è il composto zinco-l-carnosina, esaminato come nuovo alimento. Il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sottolinea che i dati disponibili non consentono di escludere la presenza di particelle fini, comprese nanoparticelle, e non confermano una rapida dissoluzione in condizioni gastriche; ciò significa che la sua biodisponibilità e sicurezza non sono ancora state stabilite pienamente https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42317619/.
Per questo, nella pianificazione di una dieta equilibrata è opportuno considerare sia le fonti animali sia quelle vegetali e le tecniche di preparazione (per esempio, ammollo e fermentazione), che possono ridurre l’effetto degli inibitori e aumentare l’assorbimento di questo oligoelemento.
Quali forme di zinco si trovano negli integratori
Negli integratori alimentari, lo zinco è disponibile in diverse forme chimiche, che variano per modalità di coordinazione dello ione Zn²⁺, metodo di produzione e proprietà fisico-chimiche. I gruppi più comuni sono:
- Peptidi chelanti lo zinco (ZCP – peptidi chelanti lo zinco) – brevi catene di aminoacidi provenienti da proteine alimentari, che formano complessi con lo ione zinco attraverso legami di coordinazione. Gli studi hanno dimostrato che gli ZCP presentano un’elevata stabilità in condizioni gastrointestinali, limitano la precipitazione del minerale e presentano una maggiore efficienza di trasporto attraverso le proteine intestinali che trasportano lo zinco S2. Gli ZCP mostrano inoltre la capacità di regolare la barriera epiteliale e di interagire con il microambiente intestinale, fattori che possono influire sulla disponibilità minerale complessiva S2. Allo stesso tempo, gli autori sottolineano che gli studi finora condotti sono limitati per numero di studi clinici e per il livello di approfondimento della cinetica di trasporto nel tratto gastrointestinale umano.
- Zinco-l-carnosina (chelato di Zn-l-carnosina) – complesso sintetico in cui lo ione Zn²⁺ è legato al dipeptide l-carnosina. Il prodotto è disponibile in polvere, è insolubile in acqua a pH neutro e non si dissolve rapidamente in condizioni gastriche S5. Il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA osserva che i dati disponibili non escludono la presenza di particelle fini, comprese nanoparticelle, e che l’effettiva biodisponibilità dello zinco da questa fonte resta non verificata S5. La valutazione sottolinea inoltre che le caratteristiche fisico-chimiche del nuovo alimento non sono definite pienamente, rendendo difficile valutarne il comportamento nel tratto gastrointestinale.
Le principali differenze tra queste forme riguardano:
- La stabilità nel tratto gastrointestinale – gli ZCP mostrano una maggiore stabilità e un minor rischio di precipitazione, mentre il chelato di Zn-l-carnosina è descritto come insolubile in acqua a pH neutro e con una velocità di rilascio gastrico non definita.
- Il metodo di produzione – gli ZCP derivano da proteine alimentari naturali, mentre lo zinco-l-carnosina viene prodotto mediante sintesi chimica.
- Le caratteristiche delle particelle – l’EFSA segnala la possibile presenza di particelle fini, comprese nanoparticelle, nel prodotto a base di Zn-l-carnosina, fattore che può influire sul suo comportamento nell’apparato digerente S5.
- La quantità di dati disponibili – la letteratura descrive gli ZCP come vettori promettenti, ma la loro convalida clinica è limitata S2. Per lo Zn-l-carnosina non vi sono dati sufficienti a confermarne la biodisponibilità e la sicurezza ai livelli di assunzione proposti S5.
La scelta di una specifica forma di zinco in un integratore dipende dalle esigenze del produttore in materia di stabilità e metodo di produzione, nonché dalle caratteristiche tecniche attese e dalla disponibilità di dati scientifici.
Meccanismi di assorbimento e trasporto dello zinco nel tratto gastrointestinale
Lo zinco viene assorbito principalmente nel duodeno e nell’intestino tenue. Il processo è regolato sia dalla forma chimica dello zinco sia dalla presenza di ligandi che possono formare complessi con esso.
Il ruolo dei peptidi chelanti
Rispetto ai tradizionali sali di zinco, questi complessi mostrano una maggiore efficienza di trasporto attraverso le barriere intestinali [S2]. Il peptide-zinco (ZCP) può anche influire sull’integrità della barriera epiteliale, favorendo un flusso controllato di ioni.
Trasportatori intestinali
Dopo la dissoluzione nell’ambiente intestinale, lo ione libero Zn2+ viene assorbito da trasportatori di membrana specifici, come ZIP4 (SLC39A4) e ZnT‑1 (SLC30A1). La loro attività dipende dalla disponibilità dello ione libero e, quindi, dal grado di dissociazione del complesso peptidico. Grazie alla minore precipitazione, i complessi peptidici forniscono una quantità maggiore di zinco libero disponibile per questi trasportatori [S2].
Metodi per valutare la biodisponibilità
Il modello in vitro standard INFOGEST, utilizzato per simulare la digestione, permette di determinare la frazione bioattiva di zinco dopo il passaggio attraverso condizioni gastrointestinali. Il metodo considera sia la solubilità sia le interazioni con gli altri componenti della matrice alimentare, consentendo di confrontare diverse forme di zinco in base alla loro potenziale disponibilità nel tratto gastrointestinale [S4]. I risultati ottenuti con INFOGEST indicano che i complessi dello zinco con i peptidi presentano una frazione di forma bioattiva maggiore rispetto ai sali non chelati.
Riepilogo dei principali fattori che influenzano l’assorbimento
- Stabilità del complesso zinco-peptide in condizioni gastriche.
- Grado di dissociazione del complesso, che determina la disponibilità dello ione libero Zn2+ per i trasportatori.
- Presenza e attività di trasportatori specifici (ZIP4, ZnT‑1) negli enterociti.
- Metodi di valutazione della bioattività, come INFOGEST, che consentono di confrontare diverse forme di zinco in base alla loro potenziale biodisponibilità [S4].
Relazione tra carenza di zinco e anemia
La carenza di zinco può contribuire allo sviluppo dell’anemia, come descritto nella revisione A Narrative Review of Zinc Deficiency-Associated Anemia. Gli autori sottolineano che lo zinco è un oligoelemento essenziale per l’eritropoiesi, cioè la produzione dei globuli rossi, e per il mantenimento della stabilità della loro membrana. La carenza di questo elemento può influire sugli enzimi coinvolti nella sintesi dell’eme e sull’integrità degli eritrociti, aumentando di conseguenza il rischio di una loro degradazione prematura.
La revisione individua tre meccanismi principali attraverso i quali la carenza di zinco influisce sul sistema ematopoietico:
- Regolazione dell’eritropoiesi: lo zinco funge da cofattore per gli enzimi coinvolti nella divisione delle cellule progenitrici del midollo osseo; ciò può limitare il numero di eritrociti maturi.
- Sintesi dell’eme: la carenza di zinco altera l’attività degli enzimi coinvolti nella biosintesi dell’eme, il che può comportare un contenuto ridotto di emoglobina nei globuli rossi di nuova formazione.
- Stabilità degli eritrociti: lo zinco influisce sull’integrità della membrana cellulare dei globuli rossi; in sua carenza, gli eritrociti sono più vulnerabili ai danni meccanici e ossidativi, il che può ridurne la durata di vita.
Gli autori richiamano l’attenzione su gruppi di pazienti con un rischio maggiore di carenza di zinco e di anemia ad essa associata, tra cui le persone con malattia renale cronica, anemia falciforme, disturbi dell’assorbimento, uso prolungato di inibitori della pompa protonica e le persone anziane. In queste popolazioni, le cause dell’anemia possono andare oltre i fattori tradizionali, come la carenza di ferro; ciò suggerisce che nella diagnosi sia opportuno considerare anche la valutazione dello stato dello zinco.
La revisione sottolinea che le prove disponibili provengono da diversi disegni di ricerca, tra cui studi osservazionali e piccoli studi clinici di intervento, e che la loro solidità varia a seconda del contesto clinico. I limiti comprendono il numero ridotto di partecipanti, l’eterogeneità dei metodi utilizzati per valutare i livelli di zinco e la mancanza di criteri diagnostici standardizzati. Per questo motivo, gli autori sollecitano ulteriori studi prospettici ben progettati, che permettano di determinare in quale misura la valutazione e l’eventuale correzione dello stato dello zinco possano contribuire a chiarire l’anemia in gruppi selezionati di pazienti.
Limiti dei dati disponibili e necessità di ulteriori ricerche
Le conoscenze attuali sulla biodisponibilità e sulla sicurezza delle diverse forme di zinco negli integratori sono limitate. Le principali lacune riguardano sia le metodologie di laboratorio sia i dati clinici, rendendo difficile trarre conclusioni univoche per i consumatori.
Metodi in vitro e biodisponibilità effettiva
Molti studi utilizzano modelli di digestione in vitro, come il metodo INFOGEST, per stimare la disponibilità dello zinco dopo l’assunzione. S4 sottolinea che, sebbene questo metodo sia ampiamente adottato, presenta importanti problemi tecnici: interferenze dovute ai reagenti, forti interazioni minerale-ligando dipendenti dalla matrice e mancanza di una definizione uniforme della frazione «bioattiva» dopo la digestione. Inoltre, le difficoltà nel separare e quantificare la frazione bioattiva possono portare a sovrastimare o sottostimare l’assorbimento dello zinco. Questi fattori limitano la comparabilità dei risultati tra gli studi e rendono necessaria un’ulteriore validazione rispetto ai dati in vivo.
Zinco-l-carnosina: una nuova forma non ancora pienamente caratterizzata
Un esempio di forma innovativa di zinco è il chelato zinc l-carnosine. S5 indica che i dati disponibili non consentono di escludere la presenza di particelle di piccole dimensioni, comprese le nanoparticelle, e non confermano una rapida dissoluzione in condizioni gastriche. Inoltre, il panel EFSA osserva che, a causa dei limiti degli studi forniti, la biodisponibilità effettiva dello zinco proveniente da questa fonte, ai livelli d’uso proposti, resta indeterminata. La mancanza di una caratterizzazione fisico-chimica completa, compresa la solubilità a pH neutro e acido, impedisce una valutazione attendibile dei potenziali benefici e rischi.
Direzioni per le ricerche future
- Standardizzare e convalidare i metodi in vitro rispetto ai dati in vivo, affinché rispecchino meglio l’assorbimento effettivo dello zinco.
- Caratterizzare in modo completo le nuove forme dal punto di vista fisico-chimico, incluse le analisi delle dimensioni delle particelle, della struttura cristallina e della solubilità in condizioni gastrointestinali.
- Condurre studi clinici controllati che permettano di determinare la biodisponibilità e il profilo di sicurezza dello zinco-l-carnosina e di altri chelati innovativi.
- Valutare le potenziali interazioni tra le diverse forme di zinco e altri componenti della dieta, che possono influire sul loro assorbimento e sulla tollerabilità complessiva.
- Sviluppare metodi per quantificare la frazione bioattiva dopo la digestione, tenendo conto dell’influenza delle matrici alimentari e degli additivi.
Lo sviluppo di questi ambiti di ricerca è indispensabile per garantire una valutazione attendibile delle nuove fonti di zinco e consentire ai consumatori di scegliere gli integratori in modo consapevole.
Consigli per scegliere un integratore di zinco
La scelta dell’integratore di zinco più adatto richiede di considerare alcuni criteri fondamentali che influiscono sulla qualità del prodotto e sulla sua potenziale biodisponibilità. Di seguito presentiamo consigli pratici basati sulle fonti disponibili.
1. Forma chimica dello zinco
- Gli integratori che contengono zinco sotto forma di complessi con peptidi (i cosiddetti peptidi chelanti lo zinco) mostrano una maggiore stabilità nel tratto gastrointestinale e una maggiore efficienza del trasporto intestinale rispetto ai sali di zinco tradizionali S2. È quindi opportuno valutare prodotti in cui lo zinco è legato a brevi catene peptidiche.
- Forme come lo zinco-l-carnosinato, un chelato di Zn²⁺ e l-carnosina, non dispongono di dati sufficienti sulla loro caratterizzazione, biodisponibilità e sicurezza S5. Pertanto, la scelta dovrebbe essere limitata ai casi in cui il produttore fornisca ulteriori risultati di studi attendibili.
2. Informazioni sulla biodisponibilità
- Per i prodotti a base di peptidi di zinco, è opportuno verificare se il produttore fornisce risultati di studi in vitro o in vivo che confermino una maggiore disponibilità del minerale S2. L’assenza di tali dati può indicare un’efficacia di assorbimento inferiore.
- Per gli integratori contenenti zinco-l-carnosinato, le attuali valutazioni EFSA indicano che la biodisponibilità di questa fonte non è ancora stata definita chiaramente S5. I consumatori dovrebbero chiedere al produttore ulteriori studi che confermino l’assorbimento.
3. Certificazioni e sicurezza
- Scegli prodotti dotati di certificazioni di qualità (ad es. GMP, ISO 9001) e di indicazioni che attestino la conformità ai requisiti UE per gli integratori alimentari. Queste indicazioni aumentano la fiducia nel fatto che il prodotto sia stato sottoposto a controlli di purezza e del contenuto degli ingredienti dichiarati.
- Evita gli integratori che non forniscono informazioni dettagliate sulla caratterizzazione fisico-chimica (ad es. dimensioni delle particelle, solubilità): questo aspetto è particolarmente importante per lo zinco-l-carnosinato, per il quale sono state segnalate incertezze sulla presenza di particelle di piccole dimensioni e sulla mancanza di una rapida dissoluzione in condizioni gastriche S5.
4. Gruppi a rischio ed esigenze individuali
- Le persone che potrebbero avere un fabbisogno di zinco maggiore (ad es. gli sportivi e le persone anziane) dovrebbero prestare attenzione alle forme con biodisponibilità documentata più elevata, come i complessi peptidici di zinco S2.
- In caso di dubbi sulla sicurezza di una forma specifica (ad es. lo zinco-l-carnosinato), si consiglia di consultare un medico o un dietista prima di iniziare l’integrazione S5.
In sintesi, nella scelta di un integratore di zinco è opportuno considerare la forma chimica (preferendo i complessi peptidici), la disponibilità di dati attendibili sulla biodisponibilità e la presenza di certificazioni di qualità e sicurezza. Evita i prodotti la cui caratterizzazione non sia documentata completamente, soprattutto nel caso dello zinco-l-carnosinato.
Sicurezza, interazioni e gruppi a rischio nell’integrazione di zinco
La valutazione della sicurezza delle diverse forme di zinco negli integratori richiede ulteriori studi. Il parere EFSA sullo zinco-l-carnosina sottolinea che i dati disponibili non consentono di escludere la presenza di particelle di piccole dimensioni, comprese le nanoparticelle, e non confermano una rapida dissoluzione in condizioni gastriche. Di conseguenza, sia la biodisponibilità sia la sicurezza di questa forma ai livelli d’uso proposti restano indeterminate.
Gruppi che dovrebbero prestare cautela
- Persone di età superiore a 12 anni: la maggior parte dei dati riguarda questa fascia d’età; gli integratori sono destinati proprio a questo gruppo.
- Donne in gravidanza e in allattamento: EFSA esclude questi gruppi come destinatari della nuova fonte di zinco (zinco-l-carnosina).
- Persone che assumono farmaci che influenzano l’acidità gastrica (ad es. inibitori della pompa protonica), data l’incertezza sulla solubilità e sull’assorbimento di alcune forme di zinco.
- Persone con disturbi dell’assorbimento dei minerali: la caratterizzazione limitata della biodisponibilità rende difficile valutare i rischi.
Potenziali interazioni
Sebbene le fonti citate non descrivano interazioni specifiche tra lo zinco e altre sostanze, vale il principio generale della competizione per il trasporto nel tratto gastrointestinale. Si consiglia pertanto di evitare l’assunzione contemporanea di dosi elevate di zinco e di altri minerali, come ferro o rame, che possono competere per gli stessi meccanismi di assorbimento.
Limiti metodologici nella valutazione della biodisponibilità
Gli studi sulla biodisponibilità dello zinco utilizzano spesso modelli di digestione in vitro, come il metodo INFOGEST. La revisione metodologica su INFOGEST evidenzia importanti criticità: interferenze minerali dovute ai reagenti, forti interazioni tra matrice e ligando e mancanza di una definizione uniforme della frazione «bioattiva». Questi limiti rendono difficile trasferire i risultati in vitro all’assorbimento effettivo nell’organismo.
Nuove forme di somministrazione dello zinco
I complessi di zinco chelati con peptidi (ZCP) mostrano una maggiore stabilità nel tratto gastrointestinale e una potenziale maggiore efficienza di trasporto secondo gli studi sui peptidi chelanti. Tuttavia, gli autori sottolineano che le prove cliniche restano limitate e che i meccanismi di rilascio controllato dello zinco non sono ancora pienamente compresi.
Riepilogo
La sicurezza di alcune forme di zinco, in particolare dello zinco-l-carnosina, non è ancora documentata completamente, il che limita la possibilità di determinarne con certezza la biodisponibilità e i rischi. L’integrazione dovrebbe essere presa in considerazione soprattutto per le persone di età superiore a 12 anni, escludendo le donne in gravidanza e in allattamento; eventuali dubbi sulle interazioni con altri integratori o farmaci dovrebbero essere discussi con uno specialista. Ulteriori studi, compresi quelli clinici, e l’ottimizzazione dei metodi di valutazione della biodisponibilità sono indispensabili per definire con precisione il profilo di sicurezza delle diverse fonti di zinco.
Domande correlate dei lettori
1. Con cosa non va associato lo zinco?
- Gli integratori contenenti dosi elevate di ferro o calcio possono ridurre la disponibilità dello zinco nel tratto gastrointestinale. Studi in vitro hanno dimostrato che la presenza di questi minerali influisce sulla «bioaccessibilità» (disponibilità) dello zinco, il che può limitarne l’assorbimento S4.
- Alcune forme di zinco, come il chelato di l-carnosina, non sono state caratterizzate completamente in termini di sicurezza e biodisponibilità. EFSA sottolinea che la mancanza di dati non consente di escludere la presenza di particelle di piccole dimensioni (comprese le nanoparticelle) e non conferma una rapida dissoluzione in condizioni gastriche S5. Perciò, associare questo preparato ad altri integratori minerali richiede particolare attenzione.
2. È possibile assumere lo zinco insieme ad altri integratori?
- In pratica, si consiglia di distanziare l’assunzione dello zinco da quella degli integratori di ferro e calcio, ad esempio assumendoli in diversi momenti della giornata, per ridurre al minimo le potenziali interazioni che influiscono sull’assorbimento S4.
- Le forme di zinco più stabili nel tratto gastrointestinale, come i complessi legati ai peptidi (ZCP), mostrano una maggiore resistenza alla precipitazione e possono avere proprietà di trasporto più favorevoli, anche se il loro impatto clinico richiede ulteriori studi S2. In questo caso il rischio di interazioni con altri minerali potrebbe essere inferiore, ma non esistono dati univoci sulle raccomandazioni pratiche.
3. Esistono gruppi specifici che dovrebbero evitare di assumere zinco contemporaneamente ad altre sostanze?
- Le persone che assumono dosi elevate di integratori di ferro o calcio nell’ambito di una terapia dovrebbero consultare un medico o un farmacista prima di assumere contemporaneamente integratori di zinco, per evitare una potenziale riduzione dell’assorbimento di uno dei minerali S4.
- Chi assume preparati contenenti zinco-l-carnosina dovrebbe essere consapevole che la sicurezza e la biodisponibilità di questi prodotti non sono state definite completamente; ciò può richiedere un’ulteriore valutazione del rischio in caso di assunzione contemporanea di altri integratori minerali S5.
4. Esistono raccomandazioni sul momento in cui assumere lo zinco rispetto ai pasti?
- Sebbene gli studi disponibili non forniscano indicazioni univoche, la pratica clinica suggerisce che assumere lo zinco a stomaco vuoto possa aumentarne l’assorbimento, mentre il consumo contemporaneo di alimenti ricchi di ferro o calcio può ridurre la disponibilità di questo oligoelemento S4.
Sicurezza e precauzioni
Le forme di zinco con stabilità documentata nel tratto gastrointestinale, come i complessi chelati con peptidi (ZCP), sono considerate sicure entro i dosaggi consentiti. Per lo zinco-l-carnosina, l’EFSA segnala la mancanza di dati sufficienti sulla solubilità e sull’eventuale presenza di nanoparticelle; è quindi necessario usarla con cautela, soprattutto in gravidanza e durante l’allattamento, nonché in caso di assunzione di medicinali che influiscono sull’acidità gastrica.
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Domande frequenti
Quali alimenti di origine animale sono più ricchi di zinco?
Tra le fonti animali più ricche figurano carne rossa, pollame, frattaglie, frutti di mare (ostriche, cozze, gamberi) e latticini (formaggio, formaggio fresco, latte) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42645799/ .
Perché la biodisponibilità dello zinco proveniente dai vegetali può essere inferiore?
Nei vegetali sono presenti fitati, che formano complessi insolubili con lo zinco, limitandone il rilascio e l’assorbimento https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42581029/ .
Che cosa sono i peptidi chelanti lo zinco (ZCP)?
Gli ZCP sono brevi catene di aminoacidi provenienti da proteine alimentari, che formano complessi stabili con lo ione Zn²⁺, migliorandone la stabilità nel tratto gastrointestinale e l’efficienza di trasporto https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42588032/ .
Quali sono i limiti delle conoscenze sullo zinco-l-carnosina?
I dati non escludono la presenza di particelle fini, comprese nanoparticelle, e non confermano una rapida dissoluzione in condizioni gastriche; di conseguenza, la biodisponibilità e la sicurezza di questa forma non sono ancora state stabilite https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42317619/ .
Quali modelli in vitro vengono utilizzati per valutare la biodisponibilità dello zinco?
Il modello di digestione INFOGEST è ampiamente utilizzato per simulare le condizioni gastrointestinali e valutare la frazione bioattiva di zinco dopo la digestione https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42581029/ .
Chi dovrebbe prestare attenzione quando assume integratori di zinco?
Le donne in gravidanza o in allattamento e le persone che assumono medicinali che influiscono sull’acidità gastrica dovrebbero evitare forme non adeguatamente documentate, come lo zinco-l-carnosina, a causa della mancanza di dati completi sulla sicurezza https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42317619/ .
Fonti
- A Narrative Review of Zinc Deficiency-Associated Anemia. (link esterno)
- Food-Derived Zinc-Chelating Peptides: Coordination Chemistry, Intestinal Transport, and Nutritional Functionality. (link esterno)
- Assessing iron, zinc and calcium bioaccessibility using the INFOGEST method: challenges and opportunities. (link esterno)
- Safety of zinc l-carnosine as a novel food pursuant to Regulation (EU) 2015/2283 and bioavailability of zinc from this source (link esterno)
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